In un periodo in cui il nostro paese sembra essere allo sbando culturale per quanto riguarda qualsiasi tematica inerente il rispetto del Protocollo di Kyoto e la lotta globale ai cambiamenti climatici, sembra opportuno dedicare un post a quello che si può e si deve fare in materia, nel nostro paese come in tutto il mondo.
Per far questo riportiamo di uno studio condotto da una voce più che autorevole a livello globale in materia energetica. Si tratta dell’IEA, “International Energy Agency”, l’agenzia internazionale che ha il compito di coordinare i paesi sviluppati verso una energia delle tre S (tre E in Inglese): sicurezza energetica, sviluppo economico, e salvaguardia ambientale.
L’Institute for Business Value è una divisione di IBM, che si occupa di portare avanti studi in grado di individuare le tendenze e le linee di sviluppo di determinati mercati industriali, o strategie aziendali. Facendo previsioni, l’Istituto è in grado di offrire alle sue aziende clienti linee strategiche di sviluppo su cui puntare per la futura produzione.
Automotive 2020 Global Study è l’ultimo arrivato tra gli studi dell’Istituto dell’IBM, e si occupa nello specifico di analizzare le linee di sviluppo del mercato dell’automobile. Lo studio ha coinvolto paesi industrializzati e in via di sviluppo, attraverso un elevato numero di interviste ad esponenti delle aziende dei motori.
Una scatola metallica, di dimensioni neanche tanto ingombranti. Apparentemente sembrerebbe una banale scatolone dell’Ikea dal design avveniristico, poi, soffermandosi un attimo, si scopre un pulsante. Premendolo appare una ruota sul lato posteriore, poi sull’anteriore, la “cosa” prende forma e quella che sembrava l’involucro di chissà quale oggetto avveniristico si trasforma in una vera e propria moto! Con tanto di display, frizione, freno e tutto quello che occorre per essere un funzionale mezzo di trasporto.
Nella concezione della moto in “scatola” davvero nulla è stato lasciato al caso. Opera della Nonobject, rinomato studio di design di Palo Alto, California, che ha voluto stravolgere completamente il concetto di moto, rivoluzionandone i canoni di design e meccanica.
Infatti non solo l’aspetto estetico è ben lontano dalle convenzioni di una classica moto, ma anche motore, freni, elettronica, pedane, frizione, tutto è stato accuratamente reinventato per poter essere ospitato all’interno del suo involucro. Ma è il motore il vero gioiello di questo progetto, naturalmente eco-sostenibile.
Solitamente un pannello solare produce energia pulita, ma quando smette le sue funzioni c’è il problema di smaltirlo, e questo, dal momento che sono usualmente costruiti con il silicio, necessariamente inquina.
Come si può ovviare a questo inconveniente? Sembra ci abbia pensato la dottoressa Diane Hinkens, neolaureata all’Università del South Dakota, che ha inventato un materiale assolutamente biodegradabile capace di accumulare energia solare.
Ciò che ha spinto la dottoressa a cercare un nuovo materiale è in realtà un motivo non tanto ecologico, quanto economico. Infatti, i pannelli solari tradizionali hanno dei costi elevatissimi e, per questo motivo, rimangono scarsamente accessibili ai più, al contrario l’uso di un materiale biodegradabile permette di abbassare decisamente i costi e da, quindi, possibilità ad un maggior numero di persone di accedere a questa tecnologia.
L’idea di trasformare l’anidride carbonica in combustibile, girava già da un po’ nella testa dei ricercatori di tutto il mondo. e ogni volta sembrava che qualcuno ci riuscisse, ma fin’ora non ci sono risultati apprezzabili.
Ma ora dalle ceneri rinasce una nuova speranza, grazie alla Carbon Sciences che sembra stia riuscendo a sviluppare vero combustibile da anidride carbonica (naturalmente sempre più che abbondante).
Il progetto è stato presentato al convegno Entrepreneurship for a Zero Carbon Society all’Università di Cambridge.
Il programma di questa edizione ha messo al primo punto la relazione di Norbert Lantschner, ideatore di CasaClima e Direttore Agenzia CasaClima, sul tema “La sostenibilità energetica nell’edilizia”.
Molti e autorevoli gli interventi in scaletta nella due giorni di attività congressuale, tra i quali segnaliamo quello di Marco Imperadori e di Ettore Zambelli, docenti del Politecnico di Milano.
Per gli amanti del design e dei prodotti eco-sostenibili ecco un prodotto che non possono non apprezzare: la borsa porta-PC in cartone ondulato, resistente, riciclata e riciclabile e con uno stile tutto particolare realizzato dal designer Giles Miller (Farm Design). Disponibile in vari colori, la borsa sta diventando uno status-symbol negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, grazie alla varietà e all’originalità dei colori offerti.
Un fenomeno, quello dell’abbigliamento e dell’oggettistica ecologica, che sta prendendo sempre più piede, grazie a campagne di marketing sempre più attente all’etica dei prodotti realizzati e alla maggiore coscienza ambientale dei consumatori. Se oltre all’attenzione per l’ambiente si unisce un’estetica tutta particolare e gradevole i prodotti eco-friendly non possono che avere successo.
Sabato 25 Ottobre siamo stati al Linux Day di Roma. Il raduno del software libero, che si svolge ogni anno in moltissime città italiane, si è tenuto nella capitale tra le aule della facoltà di Ingegneria, presso i vicoli di S. Pietro in Vincoli.
Il video che vedete, documenta l’intervento di Greenpeace alla manifestazione, tramite le parole di Fabio, volontario del Gruppo Locale di Roma dell’associazione ambientalista, e della responsabile della campagna inquinamento, Vittoria Polidori.
Il legame di Greenpeace con le tematiche del software libero riguarda il problema che abbiamo già affrontato dei rifiuti elettronici. L’associazione è infatti impegnata da tempo nel contrastare lo smaltimento illegale dei rifiuti, che colpisce spesso, come si vede dalle immagini tratte dal video e-Waste in Ghana, paesi in via di sviluppo (dal Ghana, alla Cina, all’India).
Il tagliando diventa ecologico. Questa l’idea di Toyota Motor Italia che si pone l’obiettivo di contribuire in maniera attiva all’abbattimento della C02 prodotta dalle sue autovetture attraverso un progetto di forestazione e di ottimizzazione del proprio parco macchine circolante nelle strade del nostro paese.
L’obiettivo, per la filiale della seconda casa automobilistica del mondo, è duplice. Offrire al cliente una manutenzione rigorosa e mirata alla riduzione degli agenti inquinanti, dei consumi e dell’usura delle parti meccaniche oltre che sostenere una intensa campagna di riforestazione in Italia e nel mondo finalizzata a compensare le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle auto Toyota. Da questi intenti nasce quindi l’eco-tagliando, un modo del tutto nuovo per concepire la manutenzione ordinaria di un mezzo tanto necessario quanto inquinante.
di
Carlo Lavalle -
Lunedì 27 Ottobre 2008 alle 08:56
Il gruppo Connect Ithaca vuole trasformare la città di Ithaca, situata nella parte centrale dello stato di New York, nella prima podcar community degli Stati Uniti.
Podcar, o Personal Rapid Transit, rappresenta un concetto di trasporto pubblico sostenibile che affida a mezzi a trazione elettrica e a guida automatica, circolanti su linee indipendenti e separate dalle reti di traffico dei più tradizionali inquinanti veicoli a motore, la mobilità degli utenti.
Per Jacob Roberts, presidente dell’associazione, il quale ha ricevuto il sostegno dello svedese Institute for Sustainable Trasportation, è venuto il tempo di ridisegnare i centri urbani a misura d’uomo. Il sistema podcar, che usa energia pulita, a suo giudizio integra in modo quasi perfetto l’esigenza di libertà e autonomia garantita dall’automobile con le istanze connesse al trasporto pubblico.